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Un ricordo si conserva nel cuore, senza dare importanza alla materialità, oppure va conservato anche l’oggetto che lo rappresenta?

Un ricordo si conserva nel cuore, senza dare importanza alla materialità, oppure va conservato anche l’oggetto che lo rappresenta?

Sapevo che prima o poi avrei dovuto rispondere a questa domanda. Sapessi quanto è arduo decidere se buttare o non buttare via un vecchio oggettino. Una cosa piccolina, insignificante, può causare più dilemmi che far passare un armadio dalla porta, o traslocare e prendere tutti i mobili e portarli via.

Questo carillon era di quando avevo tre anni. Mi ricordo chiaramente che io e la mia sorellina giravamo la molla d’acciaio (sapessi com’era dura!) e, magicamente, il cestino da pic nic si apriva e una famiglia di orsetti con le posate in mano, si metteva a ballare, danzando sulle note turchine di un’anonima canzoncina. Io battevo le mani tutta contenta, e la sorellina, che non aveva nemmeno un anno, mi guardava stupefatta spalancando gli occhioni azzurri. Io le dicevo: «Guarda gli orsetti!»

E lei si metteva a guardarli, finché tentando di seguirli tutti, non le si incrociavano gli occhi.

A quel punto mamma ci toglieva il carillon, e mia sorella si metteva a piangere.

Bei ricordi.

È un peccato buttar via questo carillon, penso che lo terrò.

Vediamo un po’ cosa cela quest’altra scatola…

Oh, c’è l’abitino della mia prima comunione. È di seta bianca, finissimo al tatto, leggero come una piuma. Peccato che le tarme lo abbiano divorato. Però il giorno che lo indossavo doveva essere splendido. E portavo anche delle ballerine bianche con le perle, se non ricordo male. Ero molto emozionata, tutti i parenti erano venuti a vedermi! E c’era anche la mia madrina, che oggi non c’è più… Già, la mia cara madrina…

Nemmeno quest’abito può essere gettato, vorrà dire che lo metterò insieme al carillon.

E invece cosa abbiamo qui?

Nooo, non ci posso credere! È quel numero di Topolino che da piccola leggevo sempre, con tutte le mie storie preferite! Era di quando avevo sette anni…

Me lo regalò lo zio Antonio. Lo zio Antonio era proprio un mattacchione: mi portava sempre a pesca ogni volta che lo andavo a trovare, e poi a casa mangiavamo insieme il pesce pescato davanti al focolare del suo villino di montagna. Quando babbo veniva a riprendermi, io attaccavo a piangere perché non volevo andarmene e lo zio scoppiava a ridere! Eh… povero zio. Se non fosse stato per quel brutto incidente adesso sarebbe ancora qui.

Zio…

No, non devo piangere. Questo Topolino lo conserverò di sicuro, così potrò sempre ricordarmi dello zietto che mi ha voluto bene come fossi figlia sua!

Questo trasloco sta diventando un trenino dei sentimenti…

Ehi, ma questo non è per caso il mio quaderno di prima elementare? Si, c’è il mio nome, la classe, 1°C, e la data: 15/09/1985. Il mio primo giorno di scuola, che bello! Andò più o meno così… c’erano tutte seggioline per noi bambini, disposte a cerchio, io ero emozionatissima, ricordo che per sorridere mi facevano male le guance. Mi ero subito messa a sedere in mezzo a tutti bambini che non conoscevo, e lì ho conosciuto a Vittoria! La prima volta che l’ho vista ho deciso che saremmo state amiche! Mi pare che ci siamo dette: «Ehi ciao! Io mi chiamo Vittoria e tu?»

«Io mi chiamo Gilda, ho 5 anni.» Allora lei mi rispose: «Anch’io ho 5 anni!!! Diventiamo amiche?» «Si!!!»

E ci siamo abbracciate. Com’era facile fare amicizia a quei tempi… chissà che starà facendo ora Vittoria… è anni che non la vedo più. Forse dovrei telefonarla…

Questi oggetti… sono tutti ricordi di un’epoca che non c’è più. Non posso assolutamente buttarli… però… occupano tanto, troppo spazio! Accidenti, che fare?

È vero che un ricordo è qualcosa che rimane nel nostro cuore; ce lo portiamo dentro per sempre, mentre le cose invecchiano, si rompono, decadono, e poi scompaiono…

Ma ho la sensazione che anche i ricordi siano come oggetti… con il tempo la mente li cancella, perché non c’è più spazio per loro. Oppure li seppellisce, ce li nasconde, non ce li vuole far trovare, e anche se alla fine ricordiamo, ormai è troppo tardi.

Queste cose, che poi alla fine scompariranno, servono comunque a ricordare momenti della nostra vita che non pensavamo di ricordare più. Però anche queste scompariranno eventualmente… Quindi che fare? Tenerle o buttarle?

«Saaraa! Vieni qui un momento per favore!!!»

«Eccomi! Cosa c’è?»

«Sono indecisa se tenere o buttare via i vecchi ricordi della nostra infanzia. Ci sono pile di scatoloni pieni di roba, sono ingombranti, ma mi dispiacerebbe a separarcene, dopo potremmo dimenticare cose importanti del passato…»

«E allora? Il passato è passato, lascialo perdere. Saranno anche carini i ricordi, ma secondo me non servono a niente. E poi tutta questa roba è già marcia e ammuffita adesso, quanto pensi che possa durare? Anche se noi non la buttiamo, lo faranno un giorno i nostri figli o i nostri nipoti, perché per loro questa sarà tutta spazzatura che ingombrerà le loro cantine e le loro soffitte.

Quindi lascia perdere il discorso del ricordo e liberatene. Perlomeno puoi buttare via tutte le mie vecchie cose, tanto non ho interesse a rivederle, fanno parte di un passato che non ha più importanza, e che comunque posso sempre ricordare quando voglio, anche senza queste cose»

«Ma sei proprio sicura? Non pensi che invece potresti dimenticartene? E poi questi oggetti non sono cianfrusaglie come pensi! Quello che non ha importanza ha già preso la strada del secchio, ma queste cose servono a non dimenticare!»

«Fai come vuoi… Io te l’ho detto: buttale, che tanto non servono.»

In effetti… il quaderno delle elementari è stato colonizzato dai pesciolini di argento, che ne hanno fatto la loro patria, e così per il Topolino, per non parlare del vestitino della comunione. Il carillon è tutto arrugginito, e gli orsetti sono tutti rotti e sbeccati. Forse Sara ha ragione… è tutto un marciume, non ha senso conservare questa roba.

O forse si.

Ogni ricordo… viene chiuso in un cassetto.

Per riaprire il cassetto ci vuole una chiave. E questa chiave può essere un carillon, o un vestito, o un giornaletto, o un quaderno.

Quando si saranno completamente distrutti, allora potrò buttarli certamente.

Ma non ora, perché ancora servono a qualcosa.

Servono ad aprire i cassetti della mia infanzia.