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L’Infinito

L’infinito è un desiderio, è come un canto di sirena. La propria coscienza nasce il giorno in cui col pensiero sfioriamo l’infinito, e ci accorgiamo di quanto siamo insignificanti, nel tempo, e nello spazio. La nostra coscienza vola e vola e prova ad abbracciare l’immensità, ma non ci riesce.

L’universo è talmente immenso da far venire la vertigine. È terribile pensarlo. Eppure, di tutti gli animali, solo noi sentiamo l’Infinito. A chi ci dice che siamo bestie, io dico che siamo delle bestie divine, e beato chi, pur sentendo la vertigine dell’Infinito e l’orrore della Morte, li può sentire e capire la nostra grandezza.

Il nostro cervello sembra una scatola fatta per farci soffrire, con tantissimi nervi e neuroni per provare il dolore più raffinato. La nostra esistenza sembra dunque una condanna e un po’ lo è. Ma allora perchè questa condanna è cosí affascinante?

Perchè è cosí bello ammirare il Creato? Perdere il proprio sguardo fra le nuvole, sempre le stesse ma mai uguali… perdere per un attimo il pensiero fra i prati verdi illuminati dal sole e scordarsi che nel mondo c’è il dolore. Volare e volare con l’anima sopra il mondo e vedere un punto azzurro e luminoso… nello spazio non si sente il dolore del mondo, nello spazio solo c’è purezza e un silenzio cosmico. Quel silenzio lo si può sentire occasionalmente quando, giunti sulla cima di un monte altissimo, non si sente più nemmeno il cinguettare degli uccelli, nè il proprio respiro, ed è bellissimo.

Non c’è nulla che ci possa separare da Dio se noi lo vogliamo raggiungere. Ed è bellissimo. Penso che non vorrei vivere in un mondo dove io non sappia nulla di Dio. Nemmeno un esercito di miliardi di atei potrà togliere il dubbio, o il desiderio. Finchè ci sarà ricerca, per quanto disperata che sia, ci sarà vita.

(´,,•ω•,,) owo