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Per me, per noi, per tutti: un messaggio.

Quattro anni sono passati da quando scrivevo per l’ultima volta su questo sito. Per una persona della mia età quattro anni sono un secolo. Tante cose sono cambiate per me negli ultimi quattro anni. Ma voglio cominciare dall’inizio: quattro anni fa, anzi cinque per l’esattezza, iniziavo le scuole medie. Ancora bambina mi affacciavo all’adolescenza, ma non direi affatto così. Ancora bambina fui invitata ad affacciarmi all’adolescenza- sarebbe più corretto.  Ero stata avvertita di ciò che mi aspettava, e nel frattempo molti dei miei compagni avevano già messo in atto una mutazione genetica. In tre mesi fecero un bozzolo e uscirono già farfalle mentre io ero ancora un piccolo bruco alle prese con la sua foglia. Circondata da coetanei che non mi capivano, io mi sentivo smarrita. Essi fraintendevano la mia tranquillità con depressione, ridevano di ogni mia azione e stupirli non bastava per convincerli a rispettarmi. Fui costretta ad adeguarmi a delle nuove norme sociali del tutto assurde, ed ecco che smisi di scrivere su questo blog. Erano due anni che scrivevo, ma dovetti smettere. Ora però il capitolo delle medie si è chiuso definitivamente. “Alea iacta est”, il dado è tratto come disse Giulio Cesare. Tre anni cupi, ora passati. Ora mi sento forte, proiettata verso il futuro. Ora capisco molte cose che prima non capivo e altre ho da capirne e capirò. E ora ho iniziato un movimento di ritorno alle mie gloriose origini, quando il mio motto era :”No sottomessa! No rassegnata!” e lo dovrà essere per il mio futuro avvenire. Ritornare a scrivere, per il piacere di comunicare, fa parte di questo ritorno alle origini.

Con questo articolo dichiaro il mio ritorno sul blog!

Così ho scritto nel 2015. Ora siamo a metà del 2020! Sono passati altri cinque anni da quando scrissi quell’articolo, e praticamente dieci anni da quando lasciai perdere il mio blog. Riprendere questo vecchio articolo è un’occasione per un momento di riflessione sul tempo che passa e su come cambiano (e non cambiano) le persone.

La vita va avanti, e nei secondi cinque anni della mia vita mi sono diplomata, ho iniziato l’Università e sono al secondo anno di Comunicazione. I miei compagni di liceo si sono dispersi e raramente li rivedrò. Ho conosciuto finalmente il ragazzo giusto e stiamo insieme. Venti anni non sono molti ma non sono nemmeno pochi, e non senza un velo di imbarazzo rileggo ciò che ho scritto negli anni precedenti. Mi rivedo, mentre scrivo quegli articoli, con tutta la serietà possibile che può avere una ragazza, e la fretta entusiasta di pubblicarli, con tutte le buone intenzioni possibili di scrivere, scrivere, scrivere… Sorrido perché in fondo non è cambiato molto.

Quando ero più piccola credevo nel potere della tabula rasa. Se su Internet si possono cancellare le proprie tracce del passato, così si può fare anche nella vita reale e con sé stessi, ma non è così. Gli altri possono dimenticarsi di noi, noi di loro, e possiamo dimenticare di noi stessi, ma una parte di noi non scorda mai. Ci sono opinioni, paure, sogni, flashback, ansie e gesti che continuiamo a iterare sulla base dell’istinto, seppur ormai è del tutto dimenticato il perché. Non sono sempre sicura che noi siamo la somma delle nostre esperienze, ma le esperienze sono una parte importante del nostro vissuto e non si rinasce nuovi ogni giorno, non si recupera il tempo perduto e non ci sono modi per cambiare l’essenza di ciò che siamo. Oggi crediamo nel potere di disfare il bozzolo ogni volta che non ci piace la farfalla che diventeremo. Ma la verità è che ciò che noi siamo si manifesterà ogni volta che riprenderemo la metamorfosi. Ognuno di noi è destinato a diventare una certa farfalla o falena, e serve a poco cancellare il processo e ricominciarlo. E poi c’è il memento mori. Non si può non morire, e rinascere ogni volta è non vivere, e gli anni scorrono.

Crescere è fatica. Fatica perché bisogna responsabilizzarsi e imparare a badare a sé stessi e agli altri. Fatica perché bisogna imparare ad essere più furbi del diavolo e guardarsi intorno per evitare le trappole che un esercito di dubbi personaggi ti presenteranno. Fatica perché un adulto non può essere né debole né ignorante, o verrà predato. Fatica perché bisogna accettare che gli anni più teneri e dolci della vita sono alle spalle, e, sebbene non sia finita la giovinezza, in un certo senso è finita l’innocenza. Essere adulti è fatica perché il passato appesantisce e il futuro è ancora incerto. Essere adulti insomma sembra una gran fregatura.

In mezzo a tutte queste fatiche, gli adulti sono come bambini per quanto riguarda i dubbi da strecciare. “Cosa voglio fare?” “Cosa mi rende felice?”. Emotivamente e spiritualmente siamo persino regrediti rispetto a quando eravamo fanciulli, perché questo mondo non è molto interessato allo spirito. C’è tanta infelicità e confusione e mancanza di amore nelle vite di molti e i problemi del mondo sono i problemi irrisolti dell’umanità dei singoli. Ecco che crescere allora è due fatiche: la prima è diventare uomini e donne nell’affrontare il mondo esterno. La seconda è ritrovare la purezza e l’innocenza al proprio interno, le risposte che sapevamo o credevamo di sapere, e che in fondo sono le cose di cui abbiamo veramente bisogno.

Bisogna andare avanti. Molto cambierà e altre cose scoprirò, come del resto avevo già detto cinque anni fa. E si, ci sono cose che non cambiano, la farfalla che sono: mi piace scrivere, ed è vero.

Questo articolo è dedicato a tutti coloro che stanno crescendo, ieri, oggi e domani. A tutti voi auguro un abbraccio. Se c’è un’ultima cosa che ho imparato, è che spesso le esperienze di un individuo sono comuni a quasi tutti gli altri. Non siamo soli, e scoprire di non esserlo, è la più bella scoperta che possiamo fare.