Archivi tag: smartphone

Viaggio nel minimalismo 5

Le 5 categorie di Marie Kondo: vestiti, libri, carte, oggetti misti, ricordi. Mi sono fermata a oggetti misti. Non ho avuto il coraggio di toccare i ricordi, che, per quanto siano cianfrusaglie, non meritano l’immondizia. In ogni caso ho rimosso molte cose dalla mia stanza, eppure continuano a saltarne fuori di altre, e altre ancora. Ci sono ancora cassetti da svuotare di cose che potrebbero essere utili ma buttandole senza averle usate farei un danno ambientale… perciò me le devo tenere, per essere coerente con lo zero waste. Fino a che punto si può perfezionare il minimalismo?

Un altro punto del minimalismo di Kondo è rimettere ogni cosa al suo posto. Ebbene, sto cercando di prendere questa abitudine, che non è facile. Ti accorgi di quanto sia difficile rimettere ogni cosa dove deve stare se non lo hai mai fatto per il resto della tua vita… ma sopratutto, scopri che certi oggetti non hanno una casa e sono destinati per loro natura a rimanere nomadi, come il portafoglio. La casa del portafoglio non è la borsa, perché, secondo Marie, la borsa ha diritto di riposarsi ed essere svuotata a fine giornata. Dove mettere le chiavi? E il portafoglio? E il cellulare? Come evitare di ridursi al barboneggiamento? Queste sono domande a cui devo trovare risposta.

Il minimalismo FORSE e dico forse, mi ha aiutato a trovare la strada che voglio percorrere nella vita. In realtà ero scettica sul fatto che eliminare le cose potesse veramente schiarire i pensieri, eppure sembra funzionare. Ho scoperto che anche a me in un certo senso piace rimettere a posto. E per mettere a posto intendo reintrodurre l’efficienza, l’efficacia, la serenità. Ogni problema, ogni stortura si può risolvere a patto di lavorare alla radice. Le cose in armonia effettivamente sono molto belle, e molto giuste…

L’aver capito questo mi ha aiutato a rendermi conto che amministrare potrebbe essere un buon lavoro per me. Non importa che cosa si amministri. Amministrare una scuola certo non sarebbe male… Tempo fa sono uscita da un periodo di motivazione nulla pensando che il ministero dell’istruzione sia il mio destino. Perché? Perché cambiando le menti degli italiani quando sono ancora giovani, ci farà avere un giorno un’Italia migliore. E un’Italia migliore da’ potere all’Europa, unisce le sue forze a quelle del gruppo, così che l’Europa diventa più forte. E se l’Europa, un luogo dove si ambisce a una maggiore giustizia sociale, a maggiori diritti per i consumatori, e dove si plasma in parte il destino del mondo, è un posto migliore, ma allora non sarà migliore il mondo? Ecco, ecco cosa può fare una buona amministrazione. Può portare la pace dove è guerra e può portare ricchezza dove c’era povertà. Bisogna crederci. Ringrazio Marie Kondo per avermi schiarito le idee.

E ringrazio me stessa per aver applicato del minimalismo alle app del telefono. Di fatto il ritorno da uno smartphone a una sorta di feature phone è una minimalizzazione delle funzionalità. In poco tempo ho già ripreso a leggere e informarmi. Ho ripreso a guardare la realtà. Ho ripreso a scrivere sul sito. Quando siamo circondati di cose futili la nostra attenzione finisce su queste. Dunque non concludiamo nulla di buono, ma se non portiamo a termine ciò che sogniamo, poi siamo frustrati e delusi, e per allontanarci dalla deludente realtà ci gettiamo nelle futilità che ci circondano, senza mai uscire veramente da questo circolo vizioso. Nel momento in cui si eliminano le cose futili, siamo liberi.

Il viaggio nel minimalismo non è ancora finito, ma posso già dire di poterlo raccomandare a tutti!

Vivere senza telefono 2

Si può scendere a compromesso con il telefono?

Nel precedente articolo, ho detto di aver eliminato YouTube. E poi ho tolto Facebook ed Instagram.

YouTube l’ho usato prevalentemente per la musica ed è stato egregiamente sostituito da Spotify gratuito. La conferma che usassi YT prevalentemente per la musica mi è stata data dal fatto che, questa estate, tra luglio e agosto, mentre provavo Spotify Premium non ho aperto YT se non raramente. Tuttavia mi trovo ogni tanto nell’imbarazzo di dover far vedere un video a qualcuno e non posso farlo perché non ho più la app. Questa mancanza tuttavia non ha minato fin’ora i miei rapporti sociali.

Instagram. Il mio ragazzo mi invia numerose ed interessanti infografiche su IG, nonché incredibili foto naturalistiche, curiosità, fatti. E ancora, io lo usavo per trafiletti di notizie dal mondo. Di solito qualche mai sentita specie di animale che all’improvviso si sta estinguendo o qualche uomo africano che si è messo a fare cose utili per la sua comunità. E infine la pubblicità mirata per me, che devo ammettere, era interessante, talvolta più dei contenuti pubblicati dalle varie pagine. Ho trovato molti prodotti interessanti, di solito novità assolute trovabili solo su Kickstarter o lanciate da poco ufficialmente.                                                                                                             Tuttavia non sento la mancanza di pubblicità, né è dignitoso per me passare l’esistenza a vedere pubblicità e comprare (anzi, non comprare, perché non ho i soldi!). Quanto alle infografiche le posso vedere comunque dal vivo. Inoltre non userei IG come strumento di lavoro per i terribili limiti che ha, quindi l’invio di immagini ed altro si può fare tramite altri canali. E per quanto riguarda l’informazione, quei “cereali” di notizie su IG non sono per nulla comparabili con la maggior completezza di un articolo di una rivista, tantomeno con un libro. Peccato però che guardare tutte le storie e tutti i feed tolga il tempo per leggere un libro completo sull’argomento. In sintesi: IG non mi manca. Almeno non per ora.

Facebook. La piattaforma dei vecchi o di chi non sa usare il computer (senza offesa). Lo uso ormai solo per comunicare con coloro che non hanno Whatsapp o che non conosco ma ci devo parlare. Messenger, la app di messaggistica che si porta dietro,  è altrettanto inutile. Disinstallarlo non mi ha tolto molto.

Pinterest. Beh Pinterest sa far molto leva sulla dopamina. È una app perfettamente congegnata, come IG, FB, con lo scorrimento infinito. Perdersi è facile. Ed è facile andare lì per distrarsi se altre app sono state tolte.

App che non ho rimosso: Whatsapp. Purtroppo mi serve. Fortunatamente è presente sui Feature Phone, ma non posso farne a meno. Mi separerebbe troppo dal resto del mondo (i miei amici). Non sono affossata di milioni di messaggi data la limitatezza delle mie conoscenze, che fortunatamente poi non sono veramente telefono dipendenti. Whatsapp non mi ha mai causato di perdere tempo. Distrarmi a volte si, se mi scriveva qualcuno. In generale, questa app era malefica perché mi faceva prendere in mano il telefono. Poi ci pensavano le altre app a farmi perdere il tempo. Ora Whatsapp non può più fare molto.

Telegram. Non lo uso mai e non so perché ce l’ho. Però ogni tanto mi ci scrive mamma. Non si sa mai quando può servire.

App famose che non avevo: Twitter. Snapchat. Tik Tok. Netflix. Ho l’account su Twitter ma non lo uso dal 15-18. Snapchat. Mai avuto. E a che serve? Tik Tok. Ho l’account. L’avevo recentemente scaricata e poi rimossa. Ho capito che non poteva apportare nulla di buono alla mia vita. Netflix. Ho l’account. Non ho i soldi. Non ho la vista, ma perché peggiorarla ulteriormente?

Cosa riserva il futuro?                                                                                                           Certamente esiste il pericolo, dal momento che ho ancora uno smartphone, che io reinstalli le app rimosse in un momento di debolezza. Sono passati solo quattro giorni, e già i benefici si fanno sentire. Ho letto moltissimo di più. Mi sto disintossicando. Sto studiando. Per il momento ho raggiunto un compromesso con il mio telefono. Ho installato Kindle Reader di Amazon per studiare ovunque. Ho la app di Wikipedia, che forse nessuno tranne qualche nerd brufoloso usa. La app di Trenitalia… app di servizi che non hanno a che vedere col mondo dei social. E sono utili. Purtroppo saranno necessarie sempre più app per identificarsi e accedere a servizi. Questo rende lo smartphone inevitabile. Ma finché esso è legato ad app di pura utility, non crea dipendenza (supponiamo uno smartphone aziendale).

Fare di più!                                                                                                                                    La privacy è un grosso problema. La profilazione pure. Ormai sono stata profilata. Se anche fossi vissuta cento anni, sarebbero bastati pochi giorni di utilizzo, o pochi minuti, di una app, per farmi profilare. Ho ceduto a FaceApp perché era scherzosa, curiosa, divertente. Me ne sono pentita. Non ripeterò questo errore. Mi assicurerò che i miei figli non si facciano profilare. Ma per me ormai non c’è più scampo. Dovrei farmi completamente cambiare i connotati facciali e non servirebbe a nulla comunque. Ma ormai voglio eliminare Google dalla mia vita. Google, e tutti i big, che hanno portato via il mio tempo e i miei soldi e in larga parte tramite gli smartphone che ho avuto da quando ho 13 anni. Per ora sono ad un compromesso con lo smartphone, ma il passo successivo sarà o eliminarlo o renderlo innocuo.

La prossima app che sarà defenestrata sarà Google Keep. Ho già rimosso molti servizi Google dal mio telefono anche se Android non ti da’ la possibilità di rimuovere veramente le app. Per rendere del tutto innocuo lo smartphone bisognerebbe sigillare la fotocamera e il microfono. Lo trasformerò in un mp3. Purtroppo per ora sono costretta a farmi profilare da Spotify, anche se non credo che Spotify rivenda i miei dati all’NSA. Purtroppo (o per fortuna) la musica è entrata a far parte della mia vita. Nel frattempo, aspetterò di comprare il banana phone.