Archivi tag: telefono

Vivere senza telefono 4

Ho iniziato a leggere Il capitalismo della sorveglianza, di Shoshana Zuboff. Un libro che… beh, non che mi ha aperto gli occhi, perché li avevo già aperti in passato, ma piuttosto un libro che mi ha ricordato in che realtà vivo (perché ero annebbiata…). Mentre guardavo video nostalgia su YouTube, il mondo del digitale andava avanti e con esso il capitalismo della sorveglianza. Eliminando le app che mi hanno distratto, mi sono liberata del controllo mentale che hanno su di me le grandi aziende dei social media. Almeno in parte, posso dirlo, sono libera. Ma è troppo poco. Ora, io ho smesso di guardare loro. Ma loro non hanno smesso di guardare me. Sto ancora usando lo smartphone. E non è escluso che in futuro, quando mi farò casa, o dovrò comprare una macchina, gli accesori smart, i dispositivi IoT, mi perseguiteranno e mi impediranno di partecipare alla modernità e alla vita sociale (se non vorrò farmi distruggere la privacy).

Posso oscurare la telecamera del mio telefono. Otturare il microfono in qualche modo. Per ora, funziona. Posso cancellare i miei account sui social (tanto lo so che conservano i dati). Posso (ed è già stato fatto) cacciare Windows e mettere Linux. Ma per quanto posso fuggire? E dove?

Le telecamere mi vedono ad ogni strada. I satelliti vedono dove vado. I miei amici mi fanno foto e le mettono online. Le cose intorno a me, necessarie in una vita moderna, stanno diventando sempre più “smart” e sempre meno friendly… Il mio computer è bacato già a livello di hardware, a prescindere che ci sia Linux. Se voglio commerciare o farmi conoscere, sono obbligata a passare per FaceBook, Instagram…

Infine, in un futuro prossimo, non molto lontano, quando avrò dei figli, dovrò lottare come una disperata per assicurarmi che loro non vengano tracciati, profilati, venduti. Cosa dovrò fare? Dovrò dire loro di non farsi foto, di non usare TIkTok, di stare alla larga da tutte quelle cose che i loro coetanei useranno senza capire. Dovrò fare il genitore severo, il genitore antipatico, il genitore paranoico e psicopatico. I miei figli forse mi odieranno, e le persone intorno a me penseranno che sono pazza. E possono pensarlo già adesso.

Ma perché? Perché finire a ridursi così? … Una disperata difesa, un disperato trincerarsi, finire a sembrare degli amish o dei talebani solo perché si è da soli, da soli contro tutta una piaga, un morbo nella cultura capitalistica odierna, che ha dichiarato guerra agli esseri umani, e non solo alla natura. In verità credo che siamo più sotto attacco noi della natura.

Non voglio sottomettermi, ma non voglio nemmeno vivere in reclusione. Per risolvere l’orrore in cui viviamo, ammesso che sia possibile trovare una soluzione, è necessario essere in gruppo. Un gruppo molto, molto grande. Ma non basta. Deve essere un gruppo pronto a combattere e un gruppo pronto a rinunciare ai media attuali per usarne altri alternativi.

Parlerò più a fondo dell’argomento in un documento che pubblicherò in seguito. Tuttavia, per il momento, mi attengo a ciò che posso fare personalmente per liberarmi della schiavitù… Ed ecco le cose da fare:

  • Trovare un modo per defenestrare per sempre YouTube, account consumatore e tutto. Il prezzo da pagare sarà scollegarsi dal resto del mondo, parzialmente, ma è un pezzo in meno di me che possiede Google.
  • Eliminare tutte le app di Google presenti sullo smartphone
  • Trovare un maledetto linux smartphone, o uno smartphone che non sia smart (ammesso che esista)
  • Sanitizzare lo smartphone Android per l’uso di app di utilities

E chissà… chissà se riuscirò a trovare alternative. In attesa che arrivi lo smartphone perfetto, cercherò un minimal phone. In ogni caso, è necessario creare una app di messaggistica indipendente da Whatsapp.

Vivere senza telefono 2

Si può scendere a compromesso con il telefono?

Nel precedente articolo, ho detto di aver eliminato YouTube. E poi ho tolto Facebook ed Instagram.

YouTube l’ho usato prevalentemente per la musica ed è stato egregiamente sostituito da Spotify gratuito. La conferma che usassi YT prevalentemente per la musica mi è stata data dal fatto che, questa estate, tra luglio e agosto, mentre provavo Spotify Premium non ho aperto YT se non raramente. Tuttavia mi trovo ogni tanto nell’imbarazzo di dover far vedere un video a qualcuno e non posso farlo perché non ho più la app. Questa mancanza tuttavia non ha minato fin’ora i miei rapporti sociali.

Instagram. Il mio ragazzo mi invia numerose ed interessanti infografiche su IG, nonché incredibili foto naturalistiche, curiosità, fatti. E ancora, io lo usavo per trafiletti di notizie dal mondo. Di solito qualche mai sentita specie di animale che all’improvviso si sta estinguendo o qualche uomo africano che si è messo a fare cose utili per la sua comunità. E infine la pubblicità mirata per me, che devo ammettere, era interessante, talvolta più dei contenuti pubblicati dalle varie pagine. Ho trovato molti prodotti interessanti, di solito novità assolute trovabili solo su Kickstarter o lanciate da poco ufficialmente.                                                                                                             Tuttavia non sento la mancanza di pubblicità, né è dignitoso per me passare l’esistenza a vedere pubblicità e comprare (anzi, non comprare, perché non ho i soldi!). Quanto alle infografiche le posso vedere comunque dal vivo. Inoltre non userei IG come strumento di lavoro per i terribili limiti che ha, quindi l’invio di immagini ed altro si può fare tramite altri canali. E per quanto riguarda l’informazione, quei “cereali” di notizie su IG non sono per nulla comparabili con la maggior completezza di un articolo di una rivista, tantomeno con un libro. Peccato però che guardare tutte le storie e tutti i feed tolga il tempo per leggere un libro completo sull’argomento. In sintesi: IG non mi manca. Almeno non per ora.

Facebook. La piattaforma dei vecchi o di chi non sa usare il computer (senza offesa). Lo uso ormai solo per comunicare con coloro che non hanno Whatsapp o che non conosco ma ci devo parlare. Messenger, la app di messaggistica che si porta dietro,  è altrettanto inutile. Disinstallarlo non mi ha tolto molto.

Pinterest. Beh Pinterest sa far molto leva sulla dopamina. È una app perfettamente congegnata, come IG, FB, con lo scorrimento infinito. Perdersi è facile. Ed è facile andare lì per distrarsi se altre app sono state tolte.

App che non ho rimosso: Whatsapp. Purtroppo mi serve. Fortunatamente è presente sui Feature Phone, ma non posso farne a meno. Mi separerebbe troppo dal resto del mondo (i miei amici). Non sono affossata di milioni di messaggi data la limitatezza delle mie conoscenze, che fortunatamente poi non sono veramente telefono dipendenti. Whatsapp non mi ha mai causato di perdere tempo. Distrarmi a volte si, se mi scriveva qualcuno. In generale, questa app era malefica perché mi faceva prendere in mano il telefono. Poi ci pensavano le altre app a farmi perdere il tempo. Ora Whatsapp non può più fare molto.

Telegram. Non lo uso mai e non so perché ce l’ho. Però ogni tanto mi ci scrive mamma. Non si sa mai quando può servire.

App famose che non avevo: Twitter. Snapchat. Tik Tok. Netflix. Ho l’account su Twitter ma non lo uso dal 15-18. Snapchat. Mai avuto. E a che serve? Tik Tok. Ho l’account. L’avevo recentemente scaricata e poi rimossa. Ho capito che non poteva apportare nulla di buono alla mia vita. Netflix. Ho l’account. Non ho i soldi. Non ho la vista, ma perché peggiorarla ulteriormente?

Cosa riserva il futuro?                                                                                                           Certamente esiste il pericolo, dal momento che ho ancora uno smartphone, che io reinstalli le app rimosse in un momento di debolezza. Sono passati solo quattro giorni, e già i benefici si fanno sentire. Ho letto moltissimo di più. Mi sto disintossicando. Sto studiando. Per il momento ho raggiunto un compromesso con il mio telefono. Ho installato Kindle Reader di Amazon per studiare ovunque. Ho la app di Wikipedia, che forse nessuno tranne qualche nerd brufoloso usa. La app di Trenitalia… app di servizi che non hanno a che vedere col mondo dei social. E sono utili. Purtroppo saranno necessarie sempre più app per identificarsi e accedere a servizi. Questo rende lo smartphone inevitabile. Ma finché esso è legato ad app di pura utility, non crea dipendenza (supponiamo uno smartphone aziendale).

Fare di più!                                                                                                                                    La privacy è un grosso problema. La profilazione pure. Ormai sono stata profilata. Se anche fossi vissuta cento anni, sarebbero bastati pochi giorni di utilizzo, o pochi minuti, di una app, per farmi profilare. Ho ceduto a FaceApp perché era scherzosa, curiosa, divertente. Me ne sono pentita. Non ripeterò questo errore. Mi assicurerò che i miei figli non si facciano profilare. Ma per me ormai non c’è più scampo. Dovrei farmi completamente cambiare i connotati facciali e non servirebbe a nulla comunque. Ma ormai voglio eliminare Google dalla mia vita. Google, e tutti i big, che hanno portato via il mio tempo e i miei soldi e in larga parte tramite gli smartphone che ho avuto da quando ho 13 anni. Per ora sono ad un compromesso con lo smartphone, ma il passo successivo sarà o eliminarlo o renderlo innocuo.

La prossima app che sarà defenestrata sarà Google Keep. Ho già rimosso molti servizi Google dal mio telefono anche se Android non ti da’ la possibilità di rimuovere veramente le app. Per rendere del tutto innocuo lo smartphone bisognerebbe sigillare la fotocamera e il microfono. Lo trasformerò in un mp3. Purtroppo per ora sono costretta a farmi profilare da Spotify, anche se non credo che Spotify rivenda i miei dati all’NSA. Purtroppo (o per fortuna) la musica è entrata a far parte della mia vita. Nel frattempo, aspetterò di comprare il banana phone.