Attenzione! Il contenuto di questo articolo è una sintesi di parte del contenuto del libro di Carol S. Pearson “Risvegliare l’Eroe dentro di noi” la quale è stata arricchita e rielaborata sulla base dee mie riflessioni e dalla mia esperienza con l’argomento in questione.
Il Cercatore è il primo degli archetipi dello Spirito; come dice il nome, è l’archetipo che rappresenta la ricerca, l’impulso che ci spinge ad anelare a qualcosa di più grande di noi. In questo sta la differenza fra gli archetipi dell’Io e quelli dello Spirito: i primi assolvono a bisogni materiali e oggettivi, i secondi invece a bisogni immateriali che talvolta sono persino in contrasto con quelli dell’Io, se non addirittura che lo mettono in pericolo!
Il Cercatore è il viandante che, nel deserto dell’esistenza, va in cerca delle fonti della Verità e del Senso. Forse cerca Dio, forse cerca di capire chi è sé stesso, forse cerca il sacro, ma una cosa è certa: si pone domande, cerca risposte, cerca di darsi una ragione del proprio esistere, alla quale né le comodità del mondo, né la scienza, possono dare definitiva risposta.
Forse la scienza ti risponderebbe che sei qui per una serie di eventi, ma non sarebbe una risposta sufficiente a dissipare il senso di assurdità dell’esistere.
A volte questa ricerca non trova conclusione, a volte invece può addirittura portarci in luoghi oscuri, rovinarci la vita e spingerci ad andare oltre quello che è moralmente o umanamente accettabile.
In ogni caso, per il Cercatore è il gioco di farsi una domanda e cercare la risposta ad animare l’esistenza:
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.
Ulisse, nella Divina Commedia, è condannato da Dante, che decide di inserirlo all’Inferno, perché secondo la moralità cristiana medievale, egli si è spinto oltre ciò che compete agli esseri umani, lontano dalla guida di Dio, e così facendo ha peccato. Oggi invece assomigliamo di più agli antichi: è giusto spingerci fino ai nostri limiti, testare dove posiamo arrivare e poi andare oltre. Tuttavia, come fa notare Carol Pearson e come chiunque di noi abbia potuto constatare, l’archetipo collettivo del Cercatore è diventato un’Ombra, le cui conquiste minacciano di eradicare l’umanità anziché elevarla..
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Il sufflato del Cercatore è la curiosità, la volontà di andare oltre la mera vita che c’è. Vediamo questo esempio:
Questo tweet rappresenta a pieno un Io che ha tutto: il lavoro, la possibilità di comprare beni di comfort, istruirsi, vivere una vita socialmente accettabile, il tutto fino al proprio ultimo giorno. Ma questa Jennifer Down si chiede onestamente che senso abbia questa vita.”I’m bored”, dice. Una vita noiosa, che giunta al suo apice è già giunta alla fine, perchè non ha più nulla da conquistarsi. Ora mi sembra che Jennifer non si interroghi su quale sia il senso propriamente detto, ma semplicemente mi sembra indicare che una vita fatta e finita, una vita adulta, urbanizzata e individualista, non abbia più sorprese da regalarci, se non la vecchiaia e la morte. Questo tweet mi piace perchè ho provato anche io questa sensazione, seppur non in maniera altrettanto netta. La vita ha bisogno che accadano cose, che ci siano sorprese, alti e bassi, e che ci sia qualcosa di più del semplice soddisfacimento dei bisogni fisici e di autonomia individuale.
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Viktor Frankl, psicologo sopravvissuto ai lager nazisti, direbbe alla nostra Jennifer Down che il suo bisogno di significato è insoddisfatto. Frankl, infatti, suggerì che la piramide di Maslow era incompleta. Nei lager, egli era stato deprivato di tutto: del proprio lavoro, della propria salute, dei propri familiari. Qual’era dunque il senso della vita, perchè non lasciarsi invece morire? Lui lo ritrovò quando, osservando i suoi compagni di prigionia, scoprì che i più resilienti erano quelli capaci di trovare un significato nonostante l’orrore e la durezza di quella situazione. La morte invece attendeva tutti quanti si lasciavano andare all’apatia. Aggiungo io che, anche senza finire in un campo di concentramento, si può morire per mancanza di senso, come è successo a mia nonna dopo che è morto nonno.
E poi ci sono quelli che si castrano da soli, non perchè non hanno soldi o tempo o voglia di fare figli, ma perchè temono la responsabilità di aver creato un’altra vita, che secondo loro, è destinata unicamente a soffrire. A parte il mio personale astio verso queste persone, perchè mi sembrano dei moralisti da quattro soldi, è facilmente leggibile che il loro Cercatore ha vagato e vagato nel deserto, ma non ha trovato la fonte del Significato. Ammettono infatti che questo mondo li disgusta, alcuni sono furibondi con i loro genitori per aver dato loro la vita, sottoponendoli così al futuro abbraccio della morte e a tutto il dolore che c’è in mezzo. Non solo il loro Cercatore non ha trovato nulla, ma sono Orfani, Orfani della vita stessa. Io non voglio pensare che il loro viaggio si sia fermato, non voglio pensare che sono giunti all’univoca conclusione che tutto è brutto e che possono solo drogarsi in vari modi per avere temporaneo sollievo dallo stress di esistere. Non voglio nemmeno che facciano dei figli per forza, voglio solo che non vedano che ci siano solo il male e i problemi, o le famose tasse e la morte… vorreri che vedessero anche il bene, la gioia, la scoperta, il mistero, la pace.
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Voglio questo perchè, ciò che mi trattiene veramente dal procreare, è che cosa racconterò alla mia creatura. Più che mai per me si è fatta ardente la domanda di significato, e il mio Cercatore, armato di bussola e di un machete fatto di senso critico, non vaga, ma cerca veramente una risposta. La voglio! Quando assaporo e immagino il momento in cui spirerò, quando mi chiedo perchè proprio qui e ora, perchè quest’epoca e questa nazione, perchè questo pianeta, perchè questo universo, quando sono così, io voglio quella risposta!
Contemplo questo fatto di esserci, mi sembra assurdo, e mi sento un po’ in colpa perchè mi è andata proprio bene. Anche se dovesse esserci la terza guerra mondiale, penso comunque che mi è andata veramente bene, diversamente da miliardi di altri prima di me. Non so nemmeno che cosa c’è al di là dell’universo, o dopo che finirà, e sono più che convinta che la morte sia un bel dispetto, però eccomi… non riesco ancora a pensare che la vita sia malvagia, nemmeno guardando i bambini morire, nemmeno pensando a chi muore da solo, precipitando da un burrone o finendo in un pozzo, o marcendo in un ospedale o buttato nei rifiuti da un serial killer. Anche l’orrore è degno di essere parte dell’esistenza, anche i demoni e i mostri e lo sbagliato e il male. Certamente devono sparire, ma non posso lasciare loro il potere di castrarmi, di vincermi, di farmi rinunciare a generare. Perchè allora hanno già vinto.
Solo sono ancora incerta se sia giusto generare, cerco ancora qualcosa in più per autorizzarmi a farlo, cerco il valore stesso della vita, il suo cuore, qualcosa che non può essermi tolto, qualcosa che giustifica la vita sempre e comunque, anche quando è una merda, anche quando non hai nemmeno un cervello per pensare, qualcosa simile ad una luce che non può essere spenta. Questo è il tassello fondamentale del puzzle, intorno a cui ruota tutta la mia ricerca.
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La verità è che penso tanto alla morte perchè sono proprio felice in questo momento. Ho paura di perdere questa felicità.
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La ricerca spirituale
Ricordo molto bene il momento in cui il mio Cercatore si è manifestato, è stato quando ho deciso di leggere il Vangelo. Avevo quattordici anni ed ero curiosa di sapere cosa ci fosse scritto dentro. L’ho aperto e l’ho letto, e nulla è stato più come prima…
… da lì in poi iniziai a cercare qualcosa. Inizialmente una religione. Avevo capito che lo Spirito era una cosa importante, anche se oggi direi che per l’età che avevo gli avevo attribuito un’importanza eccessiva, a scapito dell’Io. In ogni caso continuai a cercare Dio e a cercare la Verità. Lessi tanti libri, sperando di trovare lì ciò che cercavo. Per i miei gusti, ne lessi molto pochi. Cercavo probabilmente di dimostrare che la morte non era la fine di tutto, e che questo mondo non è radicalmente malvagio. Inizialmente sono state queste le mie preoccupazioni principali.
Successivamente ho cercato una religione o una filosofia di pensiero in cui l’essere una donna del ventunesimo secolo non fosse un problema.
Forse qualcuno pensa che io abbia letto la Bibbia, o il Corano, o qualche canone Buddhista o Induista, qualcosa… e invece no! A posteriori vedo che mi sono mossa con un altro approccio, senza leggere i libri sacri. Ho letto qualcosa di filosofia, tanta sociologia, ho letto dello yoga, ho cercato di decostruire e decostruire e trovare un qualsiasi cosa che… mi facesse sentire bene. Perchè in verità di leggere libroni non me ne andava. Posso dire che le religioni le ho a malapena sfiorate.
Ma a che mi serviva leggere libri se poi tanto queste religioni non potevo viverle a pieno, col corpo, con la comunità?
Mi sono accorta infatti che questa non è una civiltà fatta per credere. Nè nelle religioni orientali, perchè non sono proprie della nostra cultura, nè nel cristianesimo che sia, perchè comunque dai fastidio, o sei strano. Io per prima non nego un certo imbarazzo che provo verso chi crede, eppure allo stesso tempo rimpiango il poter credere. Questa civiltà non è fatta per pregare, non in maniera evidente.
Non c’è nulla di sacro, nemmeno i soldi col senno del poi. Se c’è del sacro, questo va bene fintanto che promuove il consumismo. Per me non ha mai avuto senso il fatto che per entrare in contatto col sacro dovessi spenderci soldi, nemmeno quando ero all’apice della mia ingenuità e creduloneria. Ho sempre e comunque coltivato l’idea che le Verità del mondo sono accessibili da tutti e gratuite, letteralmente Open Source, e si manifestano a chiunque abbia il cuore puro e la mente salda per trovarle.
Alla fine il mio Cercatore ha trovato Sophia. Il sacro che cercavo, il senso, l’ho trovato in lei. Ora credo che solo la Conoscenza mi può veramente salvare, perchè ogni volta che ho scoperto qualcosa di nuovo, sconvolta o felice che fossi, ne ho avuto un beneficio. Con la Conoscenza ho compreso il mio posto nel mondo.
Sapere è bello. Sapendo riesco ad essere magnanima. Sapendo riesco a superarmi. Sapendo posso salvarmi e prendere decisioni. Sapendo che il male ha fine, posso sopportarlo. Sophia non è mero accumulo di saperi, di libri, di paper scientifici. Sophia sono le intuizioni divine delle Verità del mondo, gli insight, i momenti di brillante saggezza, quei momenti in cui i pezzi del puzzle cadono al posto giusto. Sophia è la conoscenza di Dio, che sta fuori e dentro di noi. Allora lo vedi, allora c’è. Allora ti interroghi su ciò che è bene e male e cresci.
Come dice anche la Pearson, il Cercatore può diventare un Iniziato. Io mi sento Iniziata da quando ho giurato di seguire Sophia. Ora continuo a cercare, ed è questo viaggio, con o senza meta, sacro in sè. Anche se ancora non ho tutte le risposte, conto di poterle trovare. In verità credo anch’io, spero, prego, aspetto una risposta come chi vaga nel deserto aspetta la pioggia. Voglio quel centro della vita, quel centro dell’essere che i cristiani trovano in Dio. Lo voglio pure io, voglio poter far parte di questa verità senza sentirmi esclusa solo perchè ho qualche vizio o sono troppo donna, o altre scempiaggini varie.
Voglio solo una scusa.