Attenzione! Il contenuto di questo articolo è una sintesi di parte del contenuto del libro di Carol S. Pearson “Risvegliare l’Eroe dentro di noi” la quale è stata arricchita e rielaborata sulla base delle mie riflessioni e dalla mia esperienza con l’argomento in questione.
Il Guerriero è l’archetipo che protegge i confini dell’Io, quello che ci da’ la disciplina e la forza di portare avanti i nostri obiettivi. Con il Guerriero noi ci facciamo strada nel mondo e ci difendiamo. Senza questo archetipo, siamo vulnerabili e manipolabili.
L’Ombra del Guerriero è presto detta: pensiamo a quanti si fanno avanti nella vita con la violenza e con le furbizie. Il mondo pullula di Guerrieri oscuri in questo momento, contando quante guerre ci sono.
Ma la violenza può andare a braccetto anche con l’assenza di identità. I Guerrieri deboli sono prede dei Guerrieri forti. Organizzazioni militari e terroristiche reclutano così i propri soldati. Ragazzini e giovani uomini con un senso di identità debole finiscono spesso per venire reclutati in cambio di promesse di virilità, soldi, identità e… amore. Accoglienza in un gruppo. Noi ti amiamo, noi ti renderemo un Guerriero, con noi tu sarai qualcuno. Ma la trappola è che una volta entrato, non puoi più uscirne, e la tua vera identità, quale che sia, è solo un ostacolo agli obiettivi del gruppo.
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Quando invece il Guerriero è potente e giunto al suo apice di sviluppo, è padrone di una grandissima virtù: l’assertività. Ci si può far valere senza prevaricare nessuno, si affrontano le sfide della vita con coraggio e disciplina e si è pronti anche a combattere e sacrificarsi per gli altri. Chiunque abbia mai combattuto contro qualcosa di terribile nel mondo, è un Guerriero, non importa se lo ha fatto con un’arma, con lo studio, con la parola o con i gesti, perchè non è più necessaria la forza fisica per farsi valere. A questo livello, il Guerriero e l’Angelo Custode giungono a fondersi, perchè i loro obiettivi coincidono: combattere il male è prendersi cura del bene, amare è proteggere. I grandi Guerrieri per me sono dei Paladini.
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Io e il Guerriero
Dopo l’Orfano, anche il Guerriero era un archetipo incolto. Non c’è bisogno di ripetere ancora che era tale perchè io usavo l’Innocente per soddisfare tutti i bisogni dell’Io. Ora che il mondo mi chiama a vivere anche fuori di casa, però, l’Innocente non basta più!
Scrivendo questo articolo, mi sono chiesta quale fosse il mio Guerriero, perchè in me non è evidente come in altre persone.
Innanzitutto ho capito che per me essere un Guerriero significa essere disciplinati e incorruttibili, dove per incorruttibili si intende inalterabili alle manipolazioni. Questo non significa essere sordi e ciechi al resto del mondo, ma saper distinguere il Bene dal Male, gli amici dai nemici, la verità dalla menzogna.
Per me il vero Guerriero è il Risvegliato, la persona descritta nel famoso Sutra del Diamante:
Come le stelle, un difetto della vista, come lampada,
Un finto spettacolo, gocce di rugiada, o una bolla,
Un sogno un lampo balenante, o una nuvola,
Così si dovrà vedere ciò che è condizionato.
Questo è il mio ideale. Ma in verità non credo sarò mai una dura. In realtà sono un po’ una frana come Guerriero!
In questi anni di tribolazioni però, riconosco dove si trovi il mio Guerriero. Quando ricevo una responsabilità, questa non è più solo un fardello ma anche un motivo di orgoglio. Quando me la devo cavare da sola, è un traguardo e un’opportunità, non solo una condanna. E infine, quando mi accorgo che affermarmi come essere umano sta diventando una necessità non più rimandabile, anche a costo di non piacere a qualcuno.
Ci sono tante persone che non possono apertamente esercitare il roulo del Guerriero nella propria vita, per un milione di motivi diversi: perchè non hanno forza fisica, perchè sono isolate e circondate da persone ostili, perchè non hanno denaro o influenza sociale. Però essere deboli non significa non avere un Guerriero interiore.
Avere il Guerriero significa avere un sano orgoglio, un proprio senso di identità, una durezza dell’anima che non può essere scalfita dalle falsità, dalle maldicenze, dai dubbi infondati. Essere un Guerriero significa non lasciare che gli altri raccontino la nostra storia.
Per esempio, come donna, significa non lasciarmi raccontare dagli uomini, cioè di non basare la mia identità sugli stereotipi creati da qualcun’altro. Nessuno ti può dire chi sei, solo ciò che è dentro di te lo può testimoniare. Anche quando gli altri parlano a vanvera e ti umiliano con le parole, essere Guerrieri per me significa non interiorizzarle, non dimenticare mai chi si è veramente.
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Nella vita siamo circondati di persone che vogliono modificarci a loro piacimento.
A causa di pessimi esempi, per lungo tempo dentro di me ho avuto un’immagine del Guerriero malata: per essere tale credevo che bisognasse per forza avere successo sportivo, superiori prestazioni psico fisiche, forza di persuasione sugli altri. Avevo pensato che la forza fosse la prepotenza e che perciò essere forti fosse sbagliato, che entare di cambiare gli altri o di convincerli di qualcosa in cui non credono è sbagliato, anche quando so che è giusto. Per questo motivo raramente mi sento a mio agio ad esporre le mie opinioni… le persone intorno a me dicono sciocchezze, ma io non le correggo, anche quando questo andrebbe a loro beneficio. Ho paura del confronto, di perderlo e di essere umiliata. Ma non solo: è che ho paura di perdermi, di adottare le posizioni del mio interlocutore solo per metterlo a suo agio ed evitare lo scontro.
L’immagine qui sopra rappresenta il finale di Avatar, l’ultimo dominatore dell’Aria. **SPOILER: quando la tartaruga leone insegna ad Aang il dominio dell’energia, lo avvisa che il suo spirito dovrà essere inalterabile se ne vorrà dominare un altro.
Durante lo scontro finale, Ozai sta per avere il sopravvento su Aang, e la sua energia arancione, che rappresenta la sua ideologia di violenza, ha quasi completamente ricoperto il corpo del protagonista. Aang sta per cedere, ma alla fine ha la meglio, perchè rimane saldo nella sua idea di non violenza. La sua radicalità lo aiuta a sconfiggere il male e a salvare il mondo.**
Ho tirato fuori questo esempio perchè per me rappresenta perfettamente lo scontro fra due confini dell’Io, fra due luci la cui forza è misurata solo dall’inalterabilità della propria convinzione. Quando vedo Aang che sembra soccombere alla luce arancione, tremo.
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L’Ego e lo Spirito
Siamo giunti all’ultimo archetipo dell’Io. Prima di lasciare indietro la famiglia dell’Io e avventurarci verso gli archetipi dello Spirito, voglio parlare di alcune cose.
Innanzitutto voglio far notare come l’Innocente, l’Orfano, l’Angelo Custode e il Guerriero non sono bolle isolate, ma fanno quadrato: uno solo di questi non basta per essere una persona. Solo tutti e quattro uniti ci danno un essere umano completo. Magari privo di spiritualità, ma almeno in grado di funzionare in modo sano.
I quattro si richiamano fra di loro. Il solo Innocente, tipo com’ero io, è infantile. Il solo Orfano è come un animale diffidente. Il solo Angelo è un martire, il solo Guerriero è un demone. Ma tutti insieme, ecco che appare la persona. I due bambini ci fanno amare, e la coppia genitoriale aiuta a prenderci cura di noi stessi. Certo, se fossero quattro Ombre, ci ritroveremmo davanti… non lo so, un delinquente, uno che è infantile, diffidente, fa sempre il martire e se la prende con tutti, la cui identità è basata sul farsi sfruttare e poi lamentarsi.
Ci sono due archetipi che sono collegati all’Io, ma fanno parte del gruppo del Sè: sto parlando del Sovrano e del Mago. Se si ha un buon Ego, il Sovrano significa che sta regnando bene, amministrando ogni parte armoniosamente. E se si è capaci di crescere ed evolversi, vuol dire che il Mago sta facendo la sua magia.
Poi volevo parlare dello Spirito e del suo rapporto col nostro Ego. Spesso gentaglia come me ha l’ardire di ficcanasare nelle religioni orientali alla ricerca dell’elisir dell’eterna felicità o della perfezione individuale assoluta. “Bisogna gettare l’Ego!!!”Ecco… io una volta vidi un video illuminante che parlava proprio di questo, e il fatto è che per abbandonare l’Ego bisogna prima averne uno.
Cosa vuoi gettare infatti, se non sei nemmeno una persona compiuta? Cosa vuoi gettare se sei come aria? Se la tua identità viene creata da altri ad arte? Senza Ego non abbiamo una disciplina per compiere un percorso spirituale serio, non possiamo nemmeno mantenere le promesse che facciamo a noi stessi e agli altri, non possiamo fare nulla di realmente radicale e profondo, nulla che sia duraturo. Ho un po’ lasciato perdere il mondo della spiritualità, anche se mi affascina, perchè è pieno di trappole consumistiche, di sciocchezze e fai da te, di trappole per persone deboli e insicure.
Solo quando non avremo più dubbi su chi siamo, potremo procedere e liberarci dei nostri stessi limiti.