L’Angelo Custode, l’archetipo materno

Attenzione! Il contenuto di questo articolo è una sintesi di parte del contenuto del libro di Carol S. Pearson “Risvegliare l’Eroe dentro di noi” la quale è stata arricchita  e rielaborata sulla base delle mie riflessioni e dalla mia esperienza con l’argomento in questione.

Dopo tanta assenza sono tornata per finire la serie di articoli sugli archetipi, almeno quelli dell’Io. Questa settimana tocca all’Angelo Custode!

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L’Angelo Custode, all’interno degli archetipi dell’Io, incarna una figura materna e amorevole: è proprio questo infatti il suo compito, prendersi cura di noi.

Dopo la coppia Innocente-Orfano, c’è la coppia dell’Angelo e del Guerriero, che simili ad un padre e una madre interiori aiutano l’Io a essere adulto e indipendente. Mentre il Guerriero difende i confini dell’Io dalle minacce esterne, l’Angelo Custode lo aiuta a prendersi cura di sé stesso e a mantenersi.

È molto semplice questo Archetipo, ma non per questo è meno importante. La lezione dell’Angelo Custode è una lezione di amore concreto, inizialmente per noi stessi, e poi, ai livelli più alti, verso il mondo. Questo amore è diverso da quello dell’Innocente, perché l’amore dell’Innocente è in realtà un amore interessato, tutto teso alla necessità di essere riamati, mentre questo è un amore necessario, un dovere da compiersi. Questo è l’amore di chi assume una responsabilità e la porta avanti fino in fondo.

Non è un caso che questo archetipo coincida con un’immagine quasi genitoriale. Non si può essere dei buoni genitori se questo archetipo è assente o un’Ombra.

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L’Ombra dell’Angelo Custode è molto spaventosa, perchè trasforma l’amore e la cura in catene che imprigionano. Quando il nostro Angelo è Ombra, cessiamo di esistere per noi stessi e iniziamo a servire totalmente l’Io di qualcun’altro, di cui diventiamo l’archetipo dell’Angelo.

Non starò qui ad indagare le ragioni psicologiche che si cela dietro questo tipo di relazione morbosa, ma voglio sottolineare che questo amore, apparentemente perfetto e incondizionato, quasi devozionale, non è solo una trappola per chi lo offre, che si umilia e fa mille sacrifici, ma anche per chi lo riceve, che non dovrà mai crescere o affrontare la realtà. Farò esempi concreti come il nostro archetipo: partner che fanno da genitori all’altro, partner che consentono che l’altro continui a fare il tossicodipendente, l’infantile, l’obeso… o ancora mogli o mariti crocerossini, che sperano di “salvare” la persona che amano, genitori tossici che inebetiscono i figli e poi li accusano di essere nullità… l’elenco è molto lungo.

In alcuni individui mentalmente instabili, l’Ombra dell’Angelo addirittura li spinge ad azzoppare la vita di un’altra persona, pur di renderla dipendente da sé. Mi è sempre rimasto impresso un caso di cronaca nera in cui una madre aveva convinto tutti che sua figlia era malata, e l’aveva tenuta ferma a letto per tanti anni, anche se non aveva problemi.

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Nel mondo noi vediamo gli Angeli Custodi nei buoni genitori, nei medici e negli infermieri, in chi assiste i disabili, gli anziani, i bambini, gli animali, le piante e quante creature o creazioni abbiano bisogno di aiuto. Senza queste persone la società non esisterebbe, o meglio, sarebbe la società primordiale dove vige la legge del più forte.

Oggi, con l’accrescersi di guerre, c’è sempre più bisogno di Angeli Custodi che rispondano alla chiamata dell’Eroe.

Infatti le domande che pressano il presente sono tante: come daremo da mangiare a otto miliardi di persone? Che ne sarà di tutti gli orfani di tutte le guerre? E che ne sarà di tutti i profughi? Come ci salveremo dal collasso ecologico?  Queste sono solo alcune delle domande a cui l’Angelo che è dentro ognuno di noi è chiamato a rispondere. L’esempio più lampante che mi viene in mente è Gaza, dove finita la guerra, se finirà, rimarranno tanti orfani, disabili e traumatizzati. Lì c’è bisogno di tanti Angeli, io direi almeno uno per bambino, se non di più.

Però chi sarà in grado di rispondere a queste chiamate? Il telegiornale ci ha abituati ogni giorno della nostra vita a interessarci delle sofferenze altrui, senza però mai offrirci una soluzione, facendoci sentire impotenti. Alzi la mano chi, vedendo una persona intenta a chiedere la carità, finge di non vederla ma prova vergogna dentro di sè. Tutto questo è normale, lo facciamo per difenderci, per non essere dilaniati da tutto questo dolore, o anche solo per paura di essere raggirati, trascinati via, in un mondo dove spendersi per gli altri vuol dire realmente lasciar morire il proprio ego, oggi più che mai cosa inammissibile.

L’amore dell’Angelo, lo abbiamo visto, è anche questo, la morte dell’individualismo. Quanti vivono sostenendo gli ultimi non hanno una vita dedita ai divertimenti o al soddisfacimento personale. Spesso essere Angeli è pieno di aspetti brutti, pensiamo agli infermieri che vengono picchiati dai pazienti, o ai missionari e agli operatori di ONG che vengono uccisi da chi cercano di salvare, o ancora donne con la missione di “crocerossine” che finiscono vittime del partner che volevano cambiare. L’amore dell’Angelo è terribilmente simile a quello di Cristo, ma come Cristo, anche l’Angelo Custode può morire sulla croce, e questo ci fa paura.

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Invece… l’Angelo Ombra nel mondo lo vediamo operare in quanti coloro creano problemi e poi ci offrono la soluzione; in tutte quelle organizzazioni dove gli aiuti umanitari si trasformano in catene che portano dritte dritte alla schiavitù  e alla dipendenza economica. Per non parlare di quelle persone che credono di stare facendo del bene quando invece fanno attivamente del male. Ma non c’è bisogno di essere dei terremotati o delle vittime di guerra per finire fra le braccia dell’Angelo Ombra: anche il design degli oggetti, che è indirettamente una cura, può essere usato per distruggere le persone, renderle deboli e dipendenti dalla dopamina, incapaci di autonomia personale. Gli Angeli Ombra sono ovunque, e più che angeli, sembrano degli avvoltoi.

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Io e l’Angelo Custode

Ecco, ora passiamo alla mia parte preferita, quella dove vi racconto gli affari miei! ;3

Da quando ho comprato il libro della Pearson, tutto pensavo tranne che l’Angelo Custode mi riguardasse. Poi per scrivere questo articolo ho dovuto riflettervici sopra, e ho capito come invece tutti questi anni ho sofferto tanto perchè io non ero il mio Angelo. E sto ancora imparando molto! Posso dirlo qui: ho imparato a fare il brodo, ed è una cosa che mi da’ estrema gioia! Cosa centra con l’Angelo Custode? Beh, se non ti sai nutrire, come fai a farti da balia?

Il cammino che ci porta dalla totale dipendenza dai genitori all’autonomia è un cammino lungo e travagliato, e sopratutto, non è una linea retta fatta di certezza. Nasciamo dipendenti, ma non c’è scritto da nessuna parte che saremo mai indipendenti.

Mi ritornano alla mente tanti momenti in cui avevo bisogno dell’Angelo dentro di me, di una mamma interiore. Sono situazioni oggettivamente imbarazzanti da raccontare, perciò non credo che entrerò nei dettagli, ma riguardavano sempre la cura personale. A dodici anni il mio problema era la cura del corpo, lavarmi, cambiarmi i vestiti, e lo è stato per tutta la mia adolescenza: un rapporto travagliato con il lavarsi e il vestirsi.  Oggi vedo il valore dei dettagli e della cura, e lo apprezzo, ma ieri vedevo solo il bisogno di isolarmi e di far capire agli altri che non mi sarei curata per loro e che per me stessa non mi sarebbe importato.

A diciotto anni, uscita finalmente di casa (si fa per dire), i problemi sono stati curare l’ambiente intorno a me e prepararmi da mangiare. Non ci sono stati solo questi, ma  sono stati i principali.

Mi ricordo che ad un certo punto, a quattordici anni, mia madre è rientrata in casa arrabbiata con me e chiedendosi perché non avessi apparecchiato. Io non l’avevo fatto perché nessuno mi aveva detto di farlo, ma inizio a farlo, male, e vengo corretta per rimproveri, non per esempi. Per anni e anni ho fatto la tavola solo con la paura di essere rimproverata, non perchè ne avvertivo la necessità. Era l’Innocente ad apparecchiare quella tavola, per far contenta la mammina così non si sarebbe arrabbiata. Non era l’Angelo Custode.

Poi ho iniziato a pensare che effettivamente era bello per mamma, dopo il lavoro, trovare già apparecchiato, e poi infine ho imparato anche io ad apprezzare il pregio di una buona apparecchiatura della tavola. Ma a parte che non mi è stato veramente insegnato, ci si aspettava che io lo facessi in automatico senza che mi venisse chiesto.

Ora vi rivelo un segreto: lo sviluppo della corteccia prefrontale, che nelle donne inizia intorno ai 23 anni e si completa intorno ai 25, e 25 fino ai 27 per gli uomini, facilita l’autocontrollo e con questo la capacità di svolgere i propri doveri. All’improvviso ti svegli una mattina e sei una persona adulta. Ho già dimenticato com’era il mio cervello prima, eppure ricordo chiaramente quanto mi pesassero i doveri, quanto fossero odiosi!  E ora invece, seppur un po’ sbuffando, li faccio. E di altri ne sento addirittura il bisogno di farli, senza che nessuno me lo ordini. Assurdo, vero?

Comunque non sono state solo queste le mie prove, non è stato solo cucinare o pulire o prenotarsi una visita medica, la mia difficoltà. Ho avuto un acquario, ho avuto da badare, anche se raramente, mia nonna, e ho avuto anche una certa parte di me da gestire… e posso dire che non sono stata un buon Angelo. Ho fallito in multiple occasioni.

C’era molta attenzione sulle mie prestazioni come Angelo e… da una parte non si voleva che io lo fossi. Dovevo rimanere Innocente per sempre. Dall’altra però dovevo esserlo, e saperlo fare bene. Nei termini dell’analisi transazionale, si può dire che ricevevo ingiunzioni contradditorie. Non mi si voleva accordare il diritto di sbagliare, di fare esperienza. Come dire… potevo fare solo l’Innocente che gioca a fare l’Angelo Custode.

Non posso raccontare tutto, però posso dire che ora che sento questo archetipo vicino a me, sono molto più forte. Ho capito che non si tratta solo di saper dormire o mangiare o curarsi. C’è di più: amarsi è conoscersi. Conoscersi è amarsi. E amare è necessario per vivere.

L’Orfano, l’archetipo ribelle

L’archetipo dell’Orfano, l’incidente scatenante del Viaggio

Attenzione! Il contenuto di questo articolo è una sintesi di parte del contenuto del libro di Carol S. Pearson “Risvegliare l’Eroe dentro di noi” la quale è stata arricchita  e rielaborata sulla base dee mie riflessioni e dalla mia esperienza con l’argomento in questione.

Nel precedente articolo abbiamo parlato dell’archetipo dell’Innocente. Oggi parliamo di suo fratello, l’Orfano.

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Anche l’Orfano, come l’Innocente, è una figura legata all’infanzia, ma a differenza dell’Innocente ha conosciuto prematuramente il sentimento della perdita.  Nel Viaggio dell’Eroe, l’Orfano corrisponde al momento in cui l’Eroe sperimenta uno strappo nella sua quotidianità, l’incidente iniziale che mette in moto la catena degli eventi.

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Volevo mettere qui una nota letteraria. Tutte le migliori storie di scoperta e di crescita hanno inizio con un momento di orfanizzazione. Per orfanizzazione non si intende solo perdere i propri genitori o un parente caro, ma qualsiasi esperienza in cui veniamo abbandonati o traditi di qualcuno o qualcosa di cui ci fidavamo. Un auto pagata cara che smette di funzionare mentre siamo isolati… Un rappresentante politico che tradisce gli ideali del proprio partito e degli elettori… Un amico fidato che ci parla alle spalle; queste e altre sono esperienze orfanizzanti.

Ora penso al racconto mitico del Buddha. Il giovane principe veniva tenuto dal padre in uno stato artificiale di innocenza, chiuso in un palazzo immenso pieno di meraviglie. Se gli dèi non fossero intervenuti, quel ragazzo sarebbe rimasto lì per sempre, vivendo nello sfarzo, nel lusso e nell’illusione che la vita è fatta solo di cose belle. Assistere alla povertà, alla malattia, alla vecchiaia e alla morte è stato terribile, è stata cioè un’esperienza orfanizzante, la prova che il mondo non è fatto solo di bellezza e piacere. Eppure è proprio questa esperienza traumatica a mettere in moto il suo viaggio e a farlo tornare con l’elisir: la liberazione.

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Ricordiamo che anche l’Orfano fa parte della sacra famiglia dell’Io, dove svolge una funzione importante: accogliere gli scarti della nostra persona, tutto ciò che abbiamo rimosso o sacrificato per farci accettare dagli altri. L’Innocente ci fa amare dagli altri, ma solo noi abbiamo il dovere e la responsabilità di amare il nostro Orfano interiore. Nell’abbracciarlo, noi impariamo ad amarci così come siamo.

L’Orfano può sembrare inizialmente in opposizione all’Innocente, ma esso non gli è contrapposto bensì complementare. I due archetipi, quando sono sviluppati in maniera sana, si aiutano a vicenda a guidare l’Io nella società. L’Orfano, insegnandoci ad amare noi stessi, ci rende emotivamente indipendenti e impariamo a non affidare il nostro cuore con facilità. Quando poi lo abbiamo sviluppato, siamo in grado di riconoscerlo a partire dalla sofferenza del prossimo, provandone compassione. Ecco quindi i doni di questo bambino: il realismo e la solidarietà. Ma come per tutti gli archetipi, guai a lasciarlo fare senza supervisione! Se è solo l’Orfano a proteggere l’Io, si diventa persone ciniche, chiuse in sè stesse, vittimistiche e incapaci di farsi aiutare.

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L’Ombra di questo archetipo purtroppo la vediamo spesso in azione, perchè le sue azioni oscure occupano facilmente le prime pagine dei quotidiani e dei telegiornali. Un esempio banale sono le babygang, dove ragazzi e ragazzini si ribellano al sistema che li ha abbandonati, compiendo brutti crimini. In generale, qualsiasi organizzazione criminale nata sotto il segno della ribellione rientra nell’Ombra di questo archetipo. Di solito queste ribellioni non portano alcun cambiamento positivo, nè correggono gli errori che le hanno generate in primo luogo.

A livello individuale l’Ombra si sviluppa quando viene completamente rigettato l’Innocente e si abbraccia tutto dell’Orfano, anche la devianza più perversa, decidendo di esprimerla senza filtri e senza curarsi che questa faccia del male al prossimo, magari generando altri Orfani. Così si creano traumi intergenerazionali, vendette, odii che durano a lungo e che trasformano le persone in una copia di coloro da cui subirono del male.

Infine ci sono quelli che l’Orfano lo hanno buttato nel cassonetto. Quest’ultima categoria  è fatta di persone completamente vuote e alienate, ma perfettamente inserite a livello sociale. Vivono seguendo la massa, le mode, gli ordini che arrivano dall’alto e dall’esterno. A volte questo vuoto interiore esce fuori e lo manifestano con comportamenti compulsivi e malsani, eppure non riescono a ricondurlo all’alienazione da sè. Per simili individui non ci sarà mai posto per il vero amore o per la realizzazione dei propri sogni, e forse nemmeno per l’amore filiale perchè non sono in grado di insegnare ad un fanciullo o un adolescente ad amare sè stesso così com’è.

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In politica, la mancanza dell’Orfano sano si traduce in persone che vivono alienate e assenti dalla vita pubblica, incapaci di solidarietà. Altre invece, che coltivano l’Ombra, sono incapaci di dialogo costruttivo e di portare avanti cambiamenti reali. L’assalto a Capitol Hill è emblematico: quel giorno degli Orfani Ombra hanno tentato di cambiare le cose, sbagliando però completamente, mancando metodi e obiettivi. Nel frattempo, Maghi e Sovrani oscuri portano avanti la loro campagna di divide et impera, impedendo agli Orfani prodotti dalle loro politiche maligne di riunirsi e sconfiggerli.

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Io e l’Orfano

Sono vissuta nell’Ombra dell’Innocente,  e non a caso, l’Orfano era il mio archetipo più menomato. Non lo volevo accogliere, non volevo dargli il mio amore, ero esattamente come descritto sopra, alienata da me stessa. Nel frattanto la mia Orfana aveva tutto quello che io rifiutavo, sostanzialmente l’identità adulta, e con questa, una pletora di scomode e tristi verità.

Amare l’Orfana e accoglierla in casa è stato un lungo e doloroso lavoro, partito con l’accettare che sono una donna fino all’arrivare a realizzare il mio posto del mondo. E poi ho dovuto accettare una cosa orrenda per l’Innocente: la manchevolezza degli adulti, la loro fragilità, il loro essere umani e fallaci. Sembra scontato ma per me non lo era.

E ora un paradosso: ho faticato anche ad accettare tratti positivi del mio Ego. Perché? Probabilmente perché alcuni tratti positivi comportano una responsabilità, quella di esprimerli, e poi perchè in generale, accettare qualcosa di noi significa prendere atto dei nostri limiti e dare una forma al nostro Ego, riconoscere che ha un inizio e una fine e non si estende all’infinito. Se questo segna una certa fine alla propria ricerca di sè (almeno per un po’) significa anche rimanere con quello che si è al momento, anche se non ci piace. Per esempio, non accettavo il mio stile di disegno, che pure (me lo dico da sola), è bello, ma non è come immagino le cose nella testa o come l’arte dei miei artisti preferiti.

Però alla fine tutto questo è servito. Come l’Eroe, anche noi dobbiamo adempiere al nostro destino e tornare con l’elisir: noi stessi.

L’ Innocente, l’archetipo bambino

L’archetipo dell’Innocente, la prima tappa del Viaggio dell’Eroe

Attenzione! Il contenuto di questo articolo è una sintesi di parte del contenuto del libro di Carol S. Pearson “Risvegliare l’Eroe dentro di noi” la quale è stata arricchita  e rielaborata sulla base dee mie riflessioni e dalla mia esperienza con l’argomento in questione.

Nel precedente articolo ho introdotto il concetto degli archetipi, figure simboliche e ricche di significato, strumenti utili per guardarsi dentro e crescere ma anche per influenzare narrazioni. Oggi voglio parlare dell’archetipo che corrisponde alla tappa iniziale del Viaggio dell’Eroe: l’Innocente.

Piccola nota: avevo promesso ai lettori di parlare dell’Orfano e di un personaggio in particolare che lo rappresenta, però ho ritenuto doveroso fermarmi un passo prima e parlare dell’Innocente; questo per schiarirmi le idee ma anche per preparare un’introduzione all’Orfano.

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L’Innocente è l’archetipo che incarna la figura di un bambino, ancora ignaro dei pericoli del mondo, che vive amato e protetto. Esso sta a simboleggiare l’inizio del Viaggio dell’Eroe, quel momento in cui l’Eroe è ancora ignaro del proprio destino o riluttante ad adempiervi. Come l’Eroe, anche noi iniziamo il viaggio della vita ignari dei pericoli del mondo.

L’Innocente, insieme all’Orfano, al Guerriero e all’Angelo Custode, forma il gruppo degli archetipi dell’Io, cioè di quegli archetipi che si occupano del nostro benessere materiale, in sostanza, di mantenerci in vita, sani e protetti. (Per intenderci, il Cercatore, il Distruttore, l’Amante e il Creatore sono il gruppo degli archetipi dello Spirito, e infine il Sovrano, il Mago, il Saggio e il Folle formano il gruppo del Sè. Questi due gruppi hanno altri compiti che poi vedremo.)

Nel gruppo dell’Io, l’Innocente ha il compito di creare la nostra persona, da intendersi come la nostra maschera, il personaggio, cioè l’identità che adottiamo in risposta agli stimoli esterni. L’Innocente probabilmente è l’unico archetipo che nasce insieme a noi e durante i nostri primissimi stadi di vita ci spinge a scegliere il nostro stile di attaccamento, così come a interpretare i segnali che ci mandano i genitori, al fine di essere accuditi da loro.

Crescendo l’Innocente viene affiancato da tutti gli altri archetipi, però continua a lavorare per tutta la vita, assicurandosi che gli altri ci accettino. Chi ancora da adulto ha un forte Innocente che non media con altri archetipi continuerà ad essere una persona che cerca di compiacere gli altri, che si adatta a qualsiasi situazione piegandosi, e molto probabilmente è conformista. Questi tratti non sono necessariamente negativi, ma vanno a detrimento dell’autonomia dell’individuo.

Al contrario, se l’Innocente lavora insieme a tutti gli altri archetipi, e sopratutto, insieme all’Orfano e al Saggio, ci aiuta a mantenerci puri di cuore, cioè ad essere capaci di Fede, a saper coltivare la Speranza e i propri sogni, anche i più irraggiungibili. Con questi doni spirituali il pessimismo, il cinismo e il nichilismo vengono tenuti a bada, e vedono la luce grandi progetti ed opere. Ovunque ci sia stato qualcuno che ha creduto in qualcosa di apparentemente impossibile, vuoi che fosse fede, scienza, un progetto politico, o un’ambizione personale, indossava la maschera dell’Innocente.

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Come ogni archetipo, anche l’Innocente ha un’Ombra. Se l’Innocente buono è quello che ci salva, che ci conduce ad affidarci a Dio o a qualcosa di più grande di noi, l’Innocente Ombra è quello che si è affidato al Male, spesso inconsapevolmente, e rifiuta di guardare la realtà.

Gli archetipi sono frutto dell’interazione con la cultura e con le narrazioni, e perciò, come dicevo nel precedente articolo, possono essere anche influenzati dall’esterno, da parte dei poteri di Maghi Ombra. Brevemente, possiamo chiamare Maghi tutti coloro che lavorano nel mondo alla maniera dell’archetipo del Mago, cioè catalizzando trasformazioni e influenzando la realtà. I Maghi del nostro mondo sono coloro in grado di dominare le narrazioni e che conoscono i segreti che portano al cambiamento del cuore delle persone. I Maghi Ombra usano questo potere per il male, catalizzando cambiamenti negativi oppure ostacolando il cambiamento positivo, e fra queste persone non troviamo lo stereotipico mago col cappello, bensì marketers, spin doctors, influencers, coach, opinionisti, intellettuali e politici che hanno deciso di servire interessi oscuri. Questi Maghi malvagi, insieme ai Sovrani, sono i primi a lavorare contro di noi, per mantenerci nell’Ombra dell’Innocente.

E cos’è quest’Ombra? Essa è l’incarnazione di tutti i lati negativi dell’essere un bambino: inaffidabile, dipendente, abusabile. In famiglia e nella vita ci vogliono così genitori e parenti asfissianti, partner gelosi e possessivi.  In generale, qualsiasi persona, azienda, ente o istituzione che diventa ricca dalla nostra debolezza ci vuole Innocenti Ombra. I Sovrani e i Maghi Ombra esistono e diventano ricchi nel tenerci in questo stato di macabra innocenza, sviando il nostro Viaggio dell’Eroe, troncando lo sviluppo del nostro Ego e impedendogli di riunirsi allo Spirito per formare il Sè.  Questi nemici, se sono bravi, non usano la violenza contro di noi, bensì cercano di infantilizzarci, di adularci, di tenerci addormentati, indossando il volto dell’Angelo Custode.

L’Innocente Ombra si caratterizza per uno spiccato diniego della realtà con cecità selettiva e un forte senso di nostalgia. Si aspetta sempre che qualcuno faccia qualcosa per lui e non prende mai in mano la propria esistenza. L’Innocente Ombra non ha una vita propria perchè la passa chiedendo il permesso ai suoi padroni per fare qualsiasi cosa; viene da sè che non può mantenere le promesse o dare la parola, nè è mai veramente un genitore anche se genera figli, perchè su di questi non può avere alcuna autorità. L’Innocente Ombra è premiato in qualsiasi ambiente settario e chiuso e fintanto che le cose vanno bene non si risveglierà mai.

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Io e l’Innocente

Questa parte dell’articolo è dedicata al mio personale rapporto con questo archetipo. Parlerò di me, ma questo non impedisce a chiunque legga di trovare qualcosa di utile per sè stesso. Infatti le mie vicissitudini possono servire ad altri che stanno passando la stessa cosa.

Io sono stata a lungo preda dell’Innocente Ombra, per questo mi ossessiona e mi fa paura. Nel mio personalissimo caso ciò è accaduto perchè a guardia dell’Io c’era solo l’Innocente.

Il mio bambino interiore, anzi, la mia bambina, non sapeva come risolvere i miei problemi e non poteva nemmeno farlo. Insieme siamo andate avanti per molto tempo facendoci coraggio e cercando di affogare i problemi con palliativi tipici dell’età adolescenziale: musica, videogiochi, YouTube, doomscrolling. Siccome sono una personalità INFP avevo il pacchetto completo, comprensivo dei sogni ad occhi aperti e delle fughe nel passato. Questo è il riassunto della mia vita adolescenziale.

All’università, lentamente e inesorabilmente, i problemi divennero sempre più grossi, le mie mancanze sempre più evidenti. In questo periodo comprai Risvegliare l’eroe dentro di noi. Pian piano cominciai a rendermi conto di quanto ero messa male.

Toccai il fondo quando non ebbi più modo di fuggire dalla realtà, sperimentando per la prima volta la vita senza filtri, senza condimento. Faceva schifo e non aveva senso di essere vissuta, non era accettabile, al punto che pensai che la vita adulta era una forma di degenerazione, una punizione di Dio. Non capivo come facessero le altre persone a viverla. E  però nonostante questo “risveglio” le cose non potevano essere cambiate.

La mia Innocente Ombra era a guardia dello status quo e cambiare le cose significava mettere in crisi la realtà così com’era, provocando stress anche nelle persone che mi stavano intorno. Non avevo il permesso di sbagliare, nè di farmi male, ero ridotta ad una bambola. Gli altri archetipi dell’Io erano pericolosi per lo status quo e venivano umiliati se provavano a uscire fuori. Mi riferisco sopratutto al Guerriero e all’Orfano, che rivendicavano giustizia, libertà e autonomia e invece venivano zittiti, perchè alzare la testa significava mettere in pericolo i legami di cura che mi sostenevano.

Solo a ventun’anni realizzai per la prima volta che io potevo essere libera e decidere autonomamente della mia vita. Fino ad allora mi ero comportata come se fossi stata una macchina in attesa di ordini e mi sembrò assurda e persino proibita l’idea che potessi decidere per me.

Non sono sicura, ancora adesso, di essere sfuggita all’Ombra dell’Innocente, ma in parte sono guarita lasciando che anche gli altri archetipi dell’Io si esprimessero e dicessero la loro su come stavano le cose, in particolare l’Orfano che mi ha costretta a guardare la realtà e a togliere ad alcune persone il possesso del mio cuore. Poi devo ringraziare la Morte, che è entrata nella mia vita (senza bussare ovviamente) e ha aiutato a pulire e portare via un po’ di cose. Infine ho lasciato esprimere il Guerriero, resosi necessario per proteggere il Regno e per condurre una vita adulta.

In verità la lotta contro l’Ombra non finirà mai, perchè essa è profonamente radicata in me e il suo Regno di terrore è sempre pronto a tornare. Però fintanto che anche gli altri archetipi veglieranno, questo verrà tenuto a bada. Ancora una volta vale il motto latino “gnosce te ipsum” come antidoto salvavita: la conoscenza è potere, e la conoscenza dei propri punti deboli è necessaria per l’autodifesa.